Orvietan L’elisir della politica nuova

Discutiamone...

Manifesto per una politica sostenibile
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"E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene."
Niccolò Machiavelli, Il principe

Il paese che ha scelto di non crescere più…

11 / 10 / 2009

Mentre dalle nostre parti si discetta di bilancio, di Mocio, della lite tra Mocio e Cimicchi e di città sparametrata, di dimissioni e di altri assoluti, altrove la politica riesce a mostrare che non sempre prevale la ragione (e gli interessi) dei maestri del realismo e dei maestri del silenzio…

Da “La Repubblica” 9 ottobre 2009 / di Francesco Erbani

Un provvedimento per compensare i mancati introiti che il Comune incassa quando concede di costruire. Non un centimetro quadrato dei pregiati terreni comunali compresi fra il Ticino e il Naviglio Maggiore verrà dunque occupato da nuove costruzioni. Si ristruttura solo quel che già c´è. La piccola rivoluzione i cittadini amministrati da Finiguerra l´accolgono con favore: per loro vale la pena pagare un po´ più di soldi, ma avere un territorio e un paesaggio intatti. E così, quando vanno a votare per le politiche, assicurano a Pdl e Lega il 65 per cento dei voti, ma quando rinnovano il Consiglio comunale non hanno tentennamenti. La lista civica di centrosinistra guidata da Finiguerra, classe 1971, laurea in scienze politiche, direttore della Biblioteca comunale di Opera, ha preso il 51 per cento nel 2003 e il 62 nel 2007, un mese dopo aver approvato il piano regolatore.

Cassinnetta ha 1.800 abitanti. È un borgo solcato dal Naviglio, che disegna un paesaggio d´acqua dove le grandi famiglie milanesi fra Cinquecento e Settecento edificarono splendide ville, come i casati veneziani fecero sul Brenta (i Visconti Maineri, i Trivulzio, i Birago Clari Monzini, i Negri Campi). Ma Cassinetta, dichiarata Riserva della biosfera dall´Unesco (ce ne sono solo altre sei in Italia), è al centro di una regione in cui le pressioni edilizie sono imponenti. Confina con Abbiategrasso e lambisce l´estrema periferia milanese. È sulla direttrice che porta a Malpensa e potrebbe veder scorrere, a poche centinaia di metri, l´autostrada a quattro corsie che dovrebbe condurre all´aeroporto, con il corredo di svincoli, capannoni e centri commerciali che simili infrastrutture trascinano. Qui il cemento avanza a ritmi vorticosi: il 43 per cento di tutto il territorio della provincia di Milano è urbanizzato, ma Finiguerra può vantare che nel suo paese la percentuale scende al 19. E l´altro 80? Fa gola, sarebbe lo sfogo naturale di quell´incontinenza edilizia che dilaga nella “megalopoli padana”, come la chiamava il geografo Eugenio Turri. Ma tutti i progetti, le pressioni, le chiacchiere suadenti vanno a sbattere contro la porta del sindaco. Alcuni anni fa la Villa Clari Monzini, gioiello dell´architettura tardo cinquecentesca, era in rovina. Venne acquistata da un immobiliarista che si presentò al Comune proponendo di costruire nel parco una sessantina di appartamenti divisi in tre palazzine. La risposta di Finiguerra fu: niente palazzine, ristrutturi la villa. E così è andata. Ora l´edificio splende con i suoi colori tenui.

ll verde è salvo, salve sono le rogge che irrigano i campi, ma per il Comune, ogni volta che svaniscono oneri di urbanizzazione (prima che arrivasse Finiguerra erano dai 100 ai 150 mila euro l´anno) si apre un buco nel bilancio. Eppure, al cemento che garantisce gli oneri, Cassinetta preferisce le tasse. Qui è stata aumentata l´Ici e adesso che l´hanno abolita sulla prima casa, Finiguerra l´ha incrementata di un punto su tutte le attività produttive. Poi ha alzato del 10 per cento il costo delle mense scolastiche e raddoppiato quello dei centri estivi. «Non abbiamo toccato le spese sociali», spiega, «ma abbiamo tagliato su tutto il resto: io prendo 500 euro mensili, i quattro assessori 70. Non abbiamo macchine di servizio, solo una Panda del 1990. Abbiamo sostituito tutte le lampadine del cimitero per risparmiare elettricità e sulla scuola materna abbiamo installato pannelli fotovoltaici».

Il Comune non ha spese di rappresentanza, tutte le iniziative culturali sono pagate da sponsor. Scatta la molla della “finanza creativa”, ma invece che svendite di patrimonio pubblico e cartolarizzazioni, ecco i matrimoni in villa. A Cassinetta vengono a sposarsi da tutta la Lombardia e allora si è fatto un accordo con la proprietaria di una villa settecentesca, che offre il catering, e il Comune si fa pagare da 750 a 1.500 euro per celebrare nozze anche a mezzanotte, con passeggiata sui bordi del Naviglio.

Finiguerra è stato chiaro fin da subito con gli elettori di Cassinetta. Il suo programma prevedeva stop al consumo di suolo, bene non riproducibile e indispensabile sia per le produzioni agricole sia per i paesaggi che genera. E con quel programma ha vinto, nonostante le tasse.

Editori impuri

04 / 10 / 2009

Da “La Repubblica”

Secondo Brunetta gli editori sono impuri “non perché fanno cose sessuali, ma perché usano i giornali per orientare, condizionare, fare pressioni. Tutto questo non è vietato, ma credo che deve essere dichiarato ai lettori: se allevo galline ovaiole e faccio l’editore devo avvertire che non parlerò mai male delle omelette”.
Secondo Brunetta il rubinetto dei soldi pubblici “non va chiuso solo ai cattivi editori, ma anche al cattivo cinema e al cattivo sindacato”. “Se ce l’hanno con noi del governo - ha concluso - diamogli un motivo vero per essere arrabbiati”.

“Il ministro Brunetta ha ragione bisogna chiudere il rubinetto agli editori impuri ed eliminare ogni privilegio per editori e giornalisti. Glielo spiega lui a Berlusconi oppure gli manda gli avvocati che hanno appena perso la causa per il lodo Mondadori? Comunque se Brunetta andra’ sino in fondo nella lotta contro gli editori impuri e quelli corrotti ci trovera’ al suo fianco”. Lo afferma Giuseppe Giulietti, portavoce articolo 21.

Tutti in bicicletta

25 / 03 / 2009

Da New York a Frisco tutti in bici l’ultima rivoluzione dell’America

Ma anche Ivan Illich - il teorico della società conviviale - sulla bicicletta.
Ecco che l’industria del trasporto, concepita per offrire al cittadino un servizio vòlto a migliorarne le condizioni di vita, istituisce invece quello che Illich chiama monopolio radicale: “un’industria esercita questo tipo di monopolio quando diventa il mezzo dominante per soddisfare bisogni che in precedenza davano luogo a una risposta personale”

La libertà come licenza di uccidere il paese

21 / 03 / 2009

Autore: Baldeschi, Paolo / tratto dal sito Web eddyburg.it

Il piano annunciato da Berlusconi, che permette …

Il piano annunciato da Berlusconi, che permette al popolo – sempre più in libertà - di ampliare del 20 o del 30% le proprie ville (sic) o di trasferire altrove quello che non può essere fatto nel posto, con annessi e connessi riguardanti le attività produttive e il terziario, lascia esterrefatti e indignati gli italiani che amano ancora questo paese.

É difficile immaginare qualcosa di più perverso rispetto al consumo del territorio, di più distruttivo del paesaggio, di più velenoso dal punto di vista politico, di più immorale sotto l’aspetto etico.

Il primo punto: autorizzare incrementi di superficie o di volume di un quarto (mediamente) rispetto all’esistente significa un analogo incremento del consumo di suolo; ma anche se, in modo ottimistico, dicessimo della metà, del 10%, si tratterebbe di concentrare in soli due anni ciò che in linea di tendenza (già assai negativa) avviene in un decennio: Tra il 1990 e il 2005, l’Italia si è giocata il 17% del territorio ancora libero, con punte superiori nelle regioni del nord e addirittura catastrofiche in Liguria (il 45% del territorio bruciato in quindici anni). Tutto ciò significa solamente che il provvedimento fa strame della tanto sbandierata sostenibilità del territorio: in parole semplici, per soddisfare gli appetiti attuali daremo a figli e nipoti un paese ridotto a brandelli e saccheggiato.

Naturalmente il grande assente dalle considerazioni del presidente del consiglio e dei suoi seguaci è il paesaggio. Nel corso dei decenni del secolo scorso vi è stato un grande sforzo per classificare e tutelare il patrimonio edilizio rurale, permettendo solo trasformazioni compatibili con il suo valore storico. Di colpo questo lavoro faticoso, in molti casi importante anche dal punto di vista della conoscenza, viene spazzato. Vi immaginate una casa colonica ‘leopoldina’ in Toscana o una casa a corte padana, deformate da escrescenze aggiunte per sfruttare le chances generosamente offerte dal governo? Solo gli immobili tutelati come beni culturali ne risulterebbero esclusi (forse), un’infima minoranza; tutto il resto ridotto a carne di porco. E questo è il secondo punto.

Ma, si dice, saranno le Regioni e soprattutto i Comuni a decidere se e come applicare il provvedimento Qui, come in ogni impresa berlusconiana, sta il veleno politico. Quale potrebbe essere la sorte di un sindaco virtuoso (magari di sinistra) che impedisse ciò che il suo vicino (magari di destra) permette liberamente? Potrebbe resistere all’assalto delle truppe edilizie scatenate contro quelli che ‘non vogliono lo sviluppo e i posti lavoro’? Ne segue un ruolo fondamentale delle Regioni nell’intercettare a monte gli effetti perversi del provvedimento. Guai se queste assumessero l’atteggiamento pilatesco di rimandare la palla ai Comuni; guai se Comuni, che sono in prima linea, fossero lasciati soli a decidere,

L’immoralità. La forza del provvedimento è la sua illegalità. La decisione su quanto e dove costruire spetta agli enti locali, che da questo punto di vista sono già abbastanza generosi e già propensi a promuovere anche una domanda che non esiste. Per creare una domanda aggiuntiva, si deve quindi rendere legale l’illegale per un certo periodo di tempo, per due anni - ci si immagina prorogabili É come dire che per due anni il furto è legalizzato: affrettatevi aspiranti ladri, perché l’occasione potrebbe non ripetersi! Un’oscenità etica che è perfettamente in linea con la sensibilità morale di chi ci governa.

Due considerazioni conclusive. Il Veneto ha addirittura anticipato il provvedimento, la Lombardia e la Sardegna lo sta accogliendo con entusiasmo, la Toscana, per ora, appare nettamente contraria, dando prova di coerenza con i propri obiettivi politici. Riuscirà a resistere al presumibile assalto di cooperative e costruttori e al ricatto dei licenziamenti (un bluff, ma sempre efficace)? Se sì, saremo lieti di darne atto.

Infine: è possibile che fra senatori e parlamentari delle forze politiche al governo non vi sia nessuno, assolutamente nessuno, che si accorga della mostruosità del provvedimento? Del fatto che è inefficace come misura congiunturale a sostegno dell’economia e distruttivo del nostro patrimonio e della nostra identità? Del fatto che pregiudicherà in futuro quelle attività economiche, il turismo in primis, che offrono come beni primari territorio e paesaggio? Che manderà a ramengo la ricchezza e l’avvenire dei loro stessi figli? Forse sono domande ingenue rispetto al cinismo di chi ci governa. Ma tuttavia vogliamo continuare ad illuderci che ancora qualcuno fra senatori e deputati delle forze politiche al governo ami il suo, il nostro, paese.

vivere low cost

17 / 03 / 2009

Il traguardo non è più la fine del mese, ma la terza settimana. E’ la crisi, bellezza. Altro che ottimismo per negare l’evidenza. Così, per restare a galla bisogna inventarsi un altro stile di vita. Cambiare i consumi vuol dire modificare la filosofia che ne è la base, recuperare l’etica del consumo stesso. Una vita più sobria passa anche attraverso l’ecologia, forme autarchiche di sopravvivenza, recupero della cultura della morigeratezza, del risparmio. Riapplicare i modelli dell’Italia del dopoguerra: abolire gli sprechi, ricominciare a fare da sé, risparmiare l’energia, l’acqua, le materie prime. Anche queste sono forme di resistenza. (…Continua a leggere su unita.it)

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