Archivio della categoria 06, 2007

Un’Italia unita, moderna e giusta

admin 27 06, 2007

di Walter Veltroni

“Fare un’Italia nuova. E’ questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico.

Riunire l’Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé.

Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi.

Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l’insicurezza sociale e personale.

Per questo nasce il Partito democratico. Che si chiamerà così. A indicare un’identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all’irrinunciabile tensione all’uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno.

Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l’equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l’una non vi potrà essere l’altra.

Il Partito democratico, il partito dell’innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese.

Il Partito democratico, il partito che dovrà dare l’ultima spallata a quel muro che per troppo tempo ha resistito e che ha ostacolato la piena irruzione della soggettività femminile nella decisione politica e nella vita del Paese. La rivoluzione delle donne ha affermato in tutte le culture politiche il principio del riconoscimento della differenza di genere come elemento costitutivo di una democrazia moderna. E’ questa esperienza che dovrà essere decisiva, fin dal momento della fondazione del nostro partito.

Il Partito democratico, un partito che nasce dalla confluenza di grandi storie politiche, culturali, umane. Che nasce avendo dentro di sé l’eredità di quelle formazioni che hanno restituito la libertà agli italiani, di quelle donne e di quegli uomini che hanno pagato con il carcere e con la propria vita il sogno di dare ad altri la libertà perduta. Quelle formazioni che hanno fatto crescere l’Italia e gli italiani, che hanno portato il nostro Paese a trasformarsi da una comunità sconfitta a una delle nazioni che siedono a pieno titolo al tavolo dei grandi della Terra: quanta strada è stata fatta, da quando Alcide De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi, si rivolgeva al mondo che lo ascoltava dicendo: “Tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”. Quelle formazioni che hanno combattuto il terrorismo e l’hanno sconfitto.

Ma il Partito Democratico non è la pura conclusione di un cammino. Se lo fosse, o se si raccontasse così, inchioderebbe se stesso al passato.
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La bandiera della laicità

admin 16 06, 2007

di Michele Serra - Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà “da esterno” a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell’isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell’uguaglianza dei diritti. L’uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt’altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l’intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della “famiglia tradizionale”. Ma è vero il contrario. L’intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell’autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze “estetiche” da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna “famiglia tradizionale” si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire “contro natura”. Chi si sente minacciato dall’omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

Da repubblica.it

Chi comanda?

admin 05 06, 2007

da: beppegrillo.itEsiste dal 1952. Ne fanno parte un centinaio di persone: esponenti dell’alta finanza, dei governi, dei giornali economici. Si chiama “Gruppo Bilderberg”. Si riunisce ogni anno in un albergo protetto dalla Cia. I nomi dei suoi membri sono noti. Chi ne fa parte è tenuto all’obbligo del silenzio. Nulla esce sulla stampa. Quello che decidono, di cui discutono, può cambiare le sorti del pianeta. E’ un club semisegreto di cui non si sa nulla. Dal 31 maggio al 3 giugno si è riunito a Istanbul. Secondo fonti ufficiose il Gruppo ha esaminato possibili operazioni contro l’Iran, lo sviluppo dell’energia e l’ingresso della Turchia in Europa.
A questi Gelli può solo portare la valigia.
Nel Gruppo ci sono alcuni italiani. Faccio subito i nomi: Mario Monti (Bocconi), John Elkann (Fiat), Franco Bernabè (Rothschild), Tommaso Padoa Schioppa (Ministro delle Finanze) e Giulio Tremonti (vice presidente Camera).
Nessun estraneo ha assistito all’incontro. Quindi possiamo solo presumere. E allora presumiamo.
Presumiamo che SchioppaTremonti agiscano come una sola persona. Si mandano a quel paese in televisione per trascorrore un week end di passione sul Bosforo. Presumiamo che un’organizzazione non eletta da nessuno influenzi i Governi. Presumiamo che cento persone controllino l’informazione economica finanziaria mondiale. Presumiamo che quando si incontrano siano sempre protetti dal Governo americano.
Dopo tutto questo presumere vorrei chiedere ai due dipendenti Schioppa e Tremonti. Siete stati a Istanbul? Portavate il cappuccio? Avete partecipato a incontri precedenti del Bilderberg mentre ricoprivate incarichi pubblici? Se eravate presenti riferite subito agli italiani scopo e contenuti degli incontri, altrimenti dimettetevi dal Governo e dalla Camera. Funzionari dello Stato non possono avere segreti. E’ contro la democrazia.
Si è scritto del pericolo di una nuova P2 in cui potrebbero essere coinvolte, come al solito, alte cariche dello Stato. Il giudice Woodcock ha denunciato la presenza in Italia di “logge massoniche in seno alle quali venivano svolte attività dirette a interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche di enti pubblici anche economici nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”.
Bilderberghisti, loggisti, massoni, criptospie, decisori occulti, servizi deviati, funzionari infedeli, addetti alla sicurezza Telecom, mi state facendo venire l’orchite.
Che la luce del sole vi trafigga e, soprattutto, se mi leggete, andatevene a fanc..o.