Archivio della categoria 'Diritti'

Il che fare di Pomigliano

admin 25 06, 2010

Mario Tronti su “Il Manifesto” del 24 giugno 2010

Lo slogan «da Pomigliano non si tocca a Pomigliano non si piega» è emerso dall’interno di una conricerca che un gruppo di giovani ricercatori del Crs sta conducendo da tempo in quella fabbrica insieme agli operai. Descrive l’arco di sviluppo della vicenda, fino all’esito a sorpresa del referendum: dalla difesa del posto di lavoro alla rivendicazione della dignità e della libertà del lavoratore. La posta in gioco infatti si è alzata. E chi l’ha alzata imprudentemente è stato l’intelligentissimo ed efficientissimo management Fiat, con una ben orchestrata manovra politica su una delicata situazione economica. Hanno commesso un errore. E una volta tanto hanno perso.

Non era solo Marchionne. E non ha perso solo lui. Mi sono chiesto: perché la questione Pomigliano è salita al centro dell’attenzione politica, primi titoli sui giornali, prima notizia nelle tv? Era forse morto per incidente sul lavoro un grappolo di operai, unico motivo di visibilità per queste sottopersone? No, semplicemente si tentava un colpo in fabbrica, in un pezzo di paese, per dire a tutti che cominciava una nuova età di rapporto tra impresa e lavoro - l’ormai famoso e incredibilmente supponente dopo Cristo - e che esemplificava brutalmente ed empiricamente l’intento più generale di rovesciare il dettato costituzionale del vetusto, avanti Cristo, art. I, Repubblica democratica fondata sul lavoro. Nell’impresa comando io, se volete lavorare queste sono le condizioni, non trattabili, dovete solo dire si o no, l’unico sindacato ammissibile è il sindacato di collaborazione, niente più, mai più, sindacato di conflitto. Il direttore del Sole24ore diceva: lì si gioca una partita del campionato del mondo nella globalizzazione, il fondatore di Repubblica sentenziava, come fa ormai profeticamente: non è un ricatto, è la pura realtà, e così via.

In verità il modello non era nuovo, celebrava un trentennale, anno 1980, sempre Fiat, stessi moduli, perfino la marcetta dei disponibili, e questa volta dei ricattati. Sotto il pullover sono rispuntati Valletta e Romiti, dei bei tempi Cinquanta e Ottanta. Qualcuno sa che a Nola c’è un reparto confino, dove vengono spediti gli insubordinati di Pomigliano? La Fabbrica che si intitola a Gianbattista Vico ripropone corsi e ricorsi.

La notizia qual è. E’ che questa volta gli è andata male. E gli è andata male per il solo merito di quel 40% di operai che hanno detto: non ci stiamo. E per il solo altro merito di quella Fiom, che si voleva sconfiggere una volta per tutte, ultimo residuo di una conflittualità operaia, estrema espressione fuori tempo di quella novecentesca - e oggi dire novecentesca è come dire medioevale - lotta di classe.

Insomma, l’hanno voluta mettere sul piano simbolico e sul piano simbolico hanno rimediato una sconfitta. Guardate come arretrano i grandi organi di opinione: ma forse c’è ancora un problema lavoro, ma dunque c’è lavoro materiale e non solo immateriale, ci sono tute blu e non solo camici bianchi, c’è il salario e non solo partite Iva.

Eppure il punto da mettere in evidenza non è questo. Chi se ne importa di quello che dicono. Il fatto da cui bisognerebbe ripartire è questo nuovo livello di conflitto emerso nella vicenda, che loro hanno evocato e che quegli eroici «no» hanno rovesciato: da un lato ricchezza e potere dall’altro dignità e libertà. Da un lato l’arroganza di chi credeva di avere tutto nelle proprie mani, dall’altro chi ha rivendicato l’indisponibilità di alcune cose precise. Voi mettete 700 milioni e io vi dico che non mi vendo per questo, non metto a vostra disposizione la mia persona, rischio il lavoro ma tengo la testa alta e la schiena dritta. Una lezione. Non morale, ma politica. Viene da quel mondo. E apre una nuova frontiera a una sinistra moderna.

Non direi tanto lavoro e diritti. Direi di più lavoro e persona. Quel referendum in quel modo, sotto quelle condizioni, come ricatto sulla vita, sull’esistenza delle persone, non andava accettato. Era dovere di tutta la Cgil, era dovere di tutto il partito democratico, mettersi di traverso. Mi interessano qui meno gli sbreghi alla legalità, che pure c’erano, erano gravi e vanno ancora denunciati. Quel referendum era politicamente illegittimo. Era finalizzato a mettere gli operai contro la loro organizzazione e a mettere gli operai contro altri operai. Esito questo ancora presente, se dovessero emergere reali pericoli per l’occupazione. Adesso bisogna ricostruire una unità di lotta e costringere il padrone a trattare. La Fiat oggi è più debole e meno lucida, come si è visto dalle prime reazioni. E il governo non ha proprio niente da dire. Bisogna non aspettare, passare all’attacco, come sindacato generale e come partiti politici, proporre soluzioni e far cadere la discriminante anti-Fiom. E’ il programma minimo.

Ma c’è un compito di più lungo periodo. La lezione va appresa. Il Pd ha preso sabato scorso una lodevole iniziativa: un’assemblea popolare contro la manovra governativa. Mi dicono sia riuscita molto bene, soprattutto nel discorso appassionato del segretario. Si poteva fare di più e meglio. In quella settimana, con rapida decisione, ad esempio, spostare il raduno dal Palalottomatica a Pomigliano. Senza tante parole, con un solo gesto, si sarebbe fatto capire che cos’è, e che cosa dovrebbe essere, un partito che si colloca in quello spazio fisico del Parlamento e del Paese. Non si trattava nemmeno di prendere posizione sul come votare, ma solo di stare lì, con gli operai del si e del no, a giocare la partita e non a vederla in tv. I giornali-guida del centro-sinistra li avrebbero colti in fallo al richiamo della foresta. I nativi sarebbero rimasti sconcertati, perché, immagino, la parola operai è come la parola compagni, qualcosa che non appartiene alla «loro» tradizione. Ma un popolo avrebbe respirato. E certo, non il popolo viola, che cercasi invano nei dintorni del problema Pomigliano. C’è da arrabbiarsi di fronte a certe mancate occasioni. E badate che questa rabbia cresce, è più diffusa di quanto si pensi. La sento arrivare su di me da varie parti. E solo per questo la esprimo. E non è un’istanza distruttiva, è un’energia positiva, nascosta nel fondo del paese, che bisogna far emergere, e farla parlare e parlare ad essa con le parole della politica, sottraendole le parole dell’antipolitica, con cui troppo spesso è costretta ad esprimersi. Occorre tornare a dirigere, a orientare, a indirizzare, per grandi segnali, in luoghi giusti e negli spazi che contano e che fanno veramente la differenza.

Il problema non è il Cavaliere, il problema è il Cavallo, e cioè questo modo d’essere che occupa le nostre vite e che osa sempre di più per avere un comando assoluto, modo d’essere di privilegi intoccabili, di poteri arroganti, di ingiustizie palesi, di sistema di leggi eterne, oggettive, dicono, nei cui confronti non c’è niente da fare se non piegarsi e obbedire. Ascoltateli questi «no» di Pomigliano: segnano il «che fare» per un’operazione forte di un grande partito a vocazione alternativa.

La ballata dell*angelo ferito

admin 28 12, 2008

Una ballata di Ceronetti per “il coraggio di Eluana Englaro”

Fassino: sulle coppie di fatto non arretriamo

admin 10 03, 2007

Intervista di Pietro Fassino sul Corriere della Sera

Tutti in piazza per i Dico con il “grande Trillo” - Piazza Farnese ore 15.30 Roma

Partecipiamo numerosi al Grande Trillo

di Paolo Hutter
Chi può faccia un ultimo sforzo per venire di persona domani a Roma alla manifestazione di piazza Farnese. Ma a tutti, proprio a tutti quelli che condividono la fondamentale richiesta di civiltà e laicità, è rivolto l’invito di partecipare comunque al momento collettivo della “Sveglia per i diritti”, fissata per le 18 di domani sabato. Dal palco di piazza Farnese, attraverso le radio e le Tv che saranno collegate in diretta, verrà dato il segnale del “grande trillo”.

Con le sveglie tradizionali, con il trillo dei cellulari, con fischietti, con i clacson per chi sarà in auto, ovunque e da qualunque parte si potrà partecipare e dare in questo modo un’adesione concreta. “In particolare lo proponiamo a bar negozi balconi cortili. E a congressi e manifestazioni.”: dice il sito www.dirittiora.it, che lancia l’iniziativa e raccoglie le adesioni (a svegliadeidiritti@libero.it). L’idea è quella di ridurre la sproporzione evidente tra la grandezza del conflitto epocale sul riconoscimento delle coppie e i limiti della manifestazione e della macchina organizzativa del movimento gay. Innanzitutto partecipare al “grande trillo”, sintonizzarsi per un attimo sulle dirette, è un’occasione che sta cogliendo chi ha organizzato in contemporanea iniziative su altri temi : dai No Tav a Bolzano,ai Cantieri di Pace a Torino, al convegno contro la cementificazione a Cernusco sul Naviglio- per citare i primi tre che hanno aderito.

Anche i minimi “punti-sveglia” comunque saranno utili, a partire da quelli individuali. Poi discuteremo se e come sarebbe stato possibile organizzarsi meglio. Ora usiamo le ultime ore e tutti i contatti per includere,per stare collegati, per farci sentire. E anche per contrastare il pessimismo: in fin dei conti il Senato non rappresenta la società italiana, è una zavorra. Domani alle 18 il primo grande trillo. Altri seguiranno.

Unità.it 

Dico, per i diritti di tutti

admin 07 03, 2007

“Ci battiamo per i diritti di tutti, in nome dell’amore, della Costituzione e presto in nome della legge”: questo il testo dei manifesti che spiegano l’adesione delle Democratiche e dei Democratici di sinistra alla manifestazione di sabato 10 marzo a Roma.

I Democratici di Sinistra aderiscono e sostengono la richiesta di una legge equilibrata che tuteli chi convive, omosessuali ed eterosessuali, nel rispetto della persona, dei suoi diritti e della sua dignità.

La centralità della persona è la leva per costruire una nuova cultura dei diritti nel nostro paese, così come per costruire nuove politiche per le famiglie, a partire dai più piccoli.

L’adesione convinta dei Ds è il frutto di una scelta rispettata dal Governo mentre ora la sovranità del Parlamento ci impegna a procedere con convinzione per tutelare i diritti di tutti.

Alla manifestazione hanno aderito dirigenti e parlamentari del nostro partito, Luciano Violante, Presidente della commissione Affari costituzionali, Marina Sereni, vicecapogruppo Ulivo alla Camera, Gavino Angius, vicepresidente del Senato, Nicola Zingaretti, parlamentare europeo e segretario dei Ds del Lazio, Carlo Leoni, vicepresidente della Camera, Michele Meta, Presidente della commissione Trasporti della Camera, Ivana Bartoletti, responsabile nazionale Diritti Civili, Sergio Gentili, responsabile Ambiente Ds, Fausto Raciti, Segretario nazionale della Sinistra giovanile.