Archivio della categoria 'Sociale'

Terminator o Bloomberg?

admin 10 03, 2007

Un consiglio alla sinistra: lasci stare Terminator e tenga d’ occhio Bloomberg

di Massimo Gaggi (Corriere della Sera - 9 marzo 2007)

Alla sinistra radicale che di recente ha rivalutato Arnold Schwarzenegger, giudicato un riformista più credibile di quelli «nostrani» per la sua proposta di una tutela sanitaria «universale» estesa anche ai cittadini della California oggi non assicurati, proporrei di scegliersi un altro campione dei diritti dei deboli: il sindaco-miliardario Michael Bloomberg.

Certo, inneggiare a un imprenditore ricchissimo che si è messo a fare politica, in barba a ogni possibile conflitto d’ interessi, è rischioso. Soprattutto in Italia. Ma anche abbracciare Terminator ha le sue controindicazioni, viste, ad esempio, le posizioni durissime del governatore sulla pena di morte o la sua recente decisione di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri della West Coast trasferendo, senza il loro consenso, una parte dei detenuti in prigioni private situate a migliaia di chilometri: luoghi pressoché irraggiungibili per le famiglie dei reclusi e soggette a leggi diverse da quelle dello Stato in cui sono stati condannati.

Il sindaco repubblicano di New York è contro la pena di morte, ha posizioni liberal sui temi etici - dall’ aborto ai matrimoni gay, alla ricerca sulle cellule staminali - pianifica il futuro della città, per anni ha aumentato le tasse locali (quest’ anno la prima, piccola riduzione) sostenendo che è meglio chiedere qualcosa in più al contribuente e avere una città coi servizi che funzionano, che lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini e vivere in una città sporca e fatiscente.

Idee che lasciano perplessi molti repubblicani, mentre la destra libertaria accusa ormai apertamente il sindaco di dirigismo, anche per la recente campagna per il «cibo sano» che ha raggiunto il suo culmine con l’ introduzione del divieto di usare (a partire dal prossimo anno) grassi transgenici nella ristorazione.

Certo, l’ accento da aristocratico del New England e gli abiti di Paul Stuart sono sempre lì a ricordare che parliamo del 44esimo uomo più ricco d’ America, secondo le classifiche di Forbes (5,3 miliardi di dollari di patrimonio personale). Ma Bloomberg cerca di farsi perdonare dal proletariato andando spesso in ufficio in metropolitana e forse è davvero un ricco «pentito»: finito il mandato di sindaco, progetta di darsi alla filantropia (i soliti scettici pensano invece che si darà alla politica nazionale, anche se la candidatura del suo predecessore, Rudy Giuliani, gli ha chiuso la via per la Casa Bianca).

Intanto «scalda i muscoli» donando qua e là qualche centinaio di milioni di dollari. Anche sulla sanità, non è Schwarzy che gli può dare lezioni di sensibilità sociale: non essendo un governatore, Bloomberg non ha grandi poteri in questo campo, ma a Washington, a una recente conferenza sulla salute, ha proposto una campagna nazionale di prevenzione delle malattie ed ha giudicato un fallimento la sanità «made in Usa»: un sistema che interviene solo quando patologie, che con un pò d’ attenzione potrebbero essere bloccate sul nascere, hanno ormai raggiunto uno stadio avanzato. Un altro intervento che, insieme alle misure draconiane antifumo, ha esposto Bloomberg a nuove accuse di dirigismo. Che lui ha sfidato istituendo addirittura un ufficio per la lotta alla povertà. Obiettivo: sostenere l’ istruzione e tutelare la salute dei bisognosi dando piccole ricompense in denaro a chi, tra loro, partecipa a programmi di medicina preventiva e rimane a scuola anziché andare ad alimentare il serbatoio dei sotto-occupati. Un sistema da gestire attraverso versioni rivedute e corrette delle tecniche finanziarie più sofisticate.

Se funzionasse, anche una sinistra nostrana «bloomberghizzata» potrebbe provare a sostituire il vecchio e caro statalismo con forme di «venture capital» sociale. Questa sì che sarebbe innovazione.

Chi si occupa dei non autosufficienti

admin 04 03, 2007

Alex Turrini
Roberta Montanelli
[ Il testo riprodotto è tratto da www.lavoce.info ]
Servono circa 18mila euro l’anno per assistere una persona non autosufficiente. A carico delle famiglie oltre un terzo della cifra, il resto è per lo più finanziato dall’Inps. Si tratta quindi di trasferimenti monetari e non di servizi di supporto. Nonostante l’introduzione dei piani di zona, la possibilità di programmazione a livello locale resta scarsa. Potrebbe aumentare se si chiedessero all’Istituto previdenziale più informazioni sugli utenti che ricevono le prestazioni assistenziali. Debole la capacità del non profit di attrarre finanziamenti da privati.
Assistere una persona non autosufficiente in Italia costa circa 18mila euro l’anno, pur escludendo molte spese sanitarie, come le visite specialistiche e i ricoveri ospedalieri. Le famiglie sono costrette a farsi carico di oltre un terzo di questa cifra, quasi 7mila euro.

L’intervento pubblico e privato, in parte coordinato attraverso l’elaborazione dei piani di zona comunali, introdotti di recente, è in realtà finanziato perlopiù dall’Inps, che eroga circa il 40 per cento delle risorse necessarie, ma che spesso non partecipa alla pianificazione, nemmeno a fini informativi. La programmazione zonale riguarda, così, solo il 20-30 per cento delle risorse effettivamente devolute all’assistenza. (vedi tabella 1)

Tabella 1 Il dettaglio: spesa (in euro) per singolo non autosufficiente

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Sono questi i principali risultati di uno studio svolto dal Cergas, Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sociale e sanitaria, dell’Università Bocconi in collaborazione con Spi Cgil Lombardia.
Tuttavia, i dati sulla spesa sociale e sociosanitaria che emergono dalla ricerca si possono sicuramente generalizzare al territorio nazionale. Permettono dunque alcune riflessioni sulla governance dei sistemi di welfare locale socio-assistenziale.

Soldi, non servizi

Un primo ordine di riflessioni riguarda la composizione della spesa per la non autosufficienza. Dai dati si ricava la necessità di costituire fondi locali, regionali o nazionali che abbiano come obiettivo non solo un incremento di risorse per la non autosufficienza, ma anche un loro governo più razionale: gli interventi dovrebbero essere rivolti al finanziamento di servizi di supporto alle famiglie, più che a incrementare i trasferimenti in denaro. Invece, proprio per il fatto che la maggior parte delle risorse sono assicurate dall’Inps, le politiche sociali sviluppate nei distretti sono incardinate sul trasferimento monetario, e non sull’erogazione di servizi. Ciò comporta fra l’altro, un’estrema indipendenza e autonomia alle famiglie, che possono provvedere al soddisfacimento dei propri bisogni sociali scegliendo liberamente le modalità di assistenza.

Comuni e programmazione

I risultati della ricerca dovrebbero far riflettere anche sulla possibilità di governance degli interventi per la non autosufficienza a livello locale. La forza dei comuni e delle Asl nel presidio della titolarità della funzione sociale e sociosanitaria locale è risibile nell’attuale sistema di welfare. Tale debolezza rimane anche dopo l’introduzione dei piani di zona che pure, in molti casi, hanno agevolato l’armonizzazione delle scelte strategiche di questi due attori. Diversamente da quanto avviene oggi, sembra allora necessario coinvolgere maggiormente l’Inps nei processi di programmazione zonale, al fine di incentivare un’operazione di produzione di informazioni sui diversi utenti che ricevono le prestazioni assistenziali dell’Istituto.
Infine, si nota una debolezza del settore nonprofit. Le informazioni raccolte lo descrivono come un produttore responsabile di servizi per i non autosufficienti, se dotato di finanziamenti pubblici. Ma è tuttavia incapace di attrarre finanziamenti da attori terzi. Anche valorizzando il lavoro volontario, la capacità del nonprofit di investire risorse proprie, ottenute ad esempio attraverso l’attività di fund raising da privati, è molto bassa: arriva a un massimo del 5 per cento della spesa effettiva totale. Lo sviluppo di capacità manageriali di fund raising anche in questo settore non sembra più rinviabile.